La parola vietata

Avete mai fatto caso a come la parola “paura” non venga più usata?

Se gli avvenimenti della nostra vita ci spaventano si dice che siamo stressati.

Se sono le possibilità future a spaventarci si dice che siamo in ansia.

Se ci troviamo ad aver paura di noi stessi diciamo che siamo tristi, che è un brutto periodo.

Perché non si può dire di avere paura?

La paura è diventata una cosa dei bambini. Loro possono avere paura dei mostri nell’armadio o sotto al letto.

Ma si sa, i bambini dicono la verità. Loro chiamano le cose con il loro nome.

A questo punto io lo dirò: ho paura. Spesso, nell’ultimo periodo, mi trovo ad essere impaurita. Ciò non toglie nulla alla mia speranza o alla mia voglia di lottare o al mio coraggio.

Anzi, avere paura e dire ad alta voce “ho paura” vuol dire additare con forza quel mostro nell’armadio, metterlo a nudo davanti a tutti invece di coprirsi gli occhi con le mani e dargli ancora più tenebre in cui crescere.

Quindi, se posso darvi un consiglio… siate ossi duri, siate coraggiosi, non abbiate paura di dire la parola vietata.

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Un angolo per sè

 

Tutti abbiamo bisogno di un angolo che sia solo nostro. Ma non intendo per forza una stanza o un luogo fisico.

Il nostro angolo può essere una mezz’ora della nostra giornata che decidiamo di dedicarea noi stessi. Può essere il dire di no a una serata fuori perché ciò che vogliamo realmente fare è leggere un libro e andare a dormire presto. Può essere decidere di imparare una nuova lingua o fare un corso di programmazione.

La vita ci porta a dedicarci di mille cose: famiglia, amici, lavoro, conti da pagare, obblighi da portare a termine..

Ci vuole coraggio per creare un angolo per sé. Anche se sembra paradossale, ci vuole parecchia forza per mettere noi stessi al primo posto.

Ma se c’è una cosa che mi e vi auguro è proprio di riuscire a sentirci importanti e rendere il nostro angolo ogni giorno più bello!

Buon 2017 🙂

I mille modi di guardare il mondo

 

Ogni cosa si può guardare in tanti modi.

Ricordo ancora con quanta gelosia conservai la punta di una matita per anni quando ero alle elementari. Perché? Perché me l’aveva regalata il bambino che mi piaceva. Io la guardavo e non vedevo la punta di una matita, ma un oggetto che mi ricordava lui e mi faceva sorridere.

Quante volte cambiare il modo in cui guardiamo potrebbe trasformare un oggetto o una situazione?

Questa domanda mi fa riflettere.

E se guardando un evento in un solo modo ne avessi così perso le molte sfaccettature?

Si dice spesso che bisogna guardare il mondo con occhi ottimisti, ma io la penso in modo diverso.

Io penso che dovremmo guardare il mondo in tutti i modi in cui può essere guardato, per non perderne neanche un colore, neanche una forma.

È faticoso? Certo, ma noi siamo ossi duri.

È difficile sognare

Quante volte al giorno facciamo cose perché dobbiamo?  E quante volte nella nostra vita faremo scelte perché ci sentiremo obbligati?

Dobbiamo andare a scuola, poi ci dobbiamo laureare (ma solo in certe facoltà che altre poi non hanno sbocchi), poi dobbiamo afferrare al volo il primo lavoro che ci propongono (che di questi tempi chissà quando ti ricapita!), poi dobbiamo lavorare ogni giorno per 8 ore, poi ci dobbiamo sposare, poi dobbiamo fare dei figli e poi dobbiamo reiterare tutte queste regole.

Ad alcuni tutto ciò può piacere e non c’è niente di male! Scegliere la sicurezza ha perfettamente senso.

Ma cosa succede se abbiamo un sogno? Uno di quelli grandi, uno di quelli pericolosi. Uno di quelli che ti porta lontano dal sentiero battuto e dritto nel mezzo della foresta.

Allora ci vuole coraggio e ce ne vuole tanto. Sognare fa paura perché nel momento stesso in cui ci concediamo di sognare ci esponiamo alla possibilità di non seguire quel sogno e deluderci o peggio, inseguirlo e non riuscire a raggiungerlo.

Ma se non sogniamo? Allora non solo stiamo rimanendo sul sentiero, ma non stiamo neanche guardando quanto sia bella la foresta attorno a noi.

Io sono una sognatrice da sempre e ora sono a un punto della mia vita in cui devo scegliere. E io voglio buttarmi nel pieno della foresta, correndo, col cuore che batte all’impazzata per la paura.

È difficile sognare, ma siamo ossi duri e ce la possiamo fare.

Perché sono un osso duro?

Di sicuro la domanda che ci siamo tutti posti più di una volta non è quella del titolo, ma è piuttosto “Io sono forte? Io sono un osso duro?”.

Voglio partire proprio da qui. Non dal dare risposte (che non ho!), ma dal cambiare domanda. Non bisogna chiedersi se si è forti. Ti sei alzato stamattina? Ti sei truccata? Hai preso l’autobus in tempo? Hai risposto a un messaggio anche se eri di fretta? Bene, anche se hai fatto una sola di queste cose sei forte.

Secondo me bisogna partire dal presupposto che sì, siamo ossi duri. Punto. Perché la vita di per sé è complessa, anche per i più fortunati.

E allora cambiamo domanda e chiediamoci: perché sono un osso duro? Cosa mi rende forte? O meglio, qual è la mia forza?

Credo che farci questa domanda non solo ci porterà a guardarci con un occhio più ottimista (o perché no, benevolo!), ma ci porterà anche ad essere ancora più forti.

Pensateci! Cosa vi rende gli ossi duri che siete? Ecco, quella cosa lì, o quelle cose lì che vi sono venute subito in mente… quelle dovete coltivarle con cura e con dedizione. Io, dal canto mio, mi impegno a farlo.

Perché sono un osso duro?

In questo momento, perché ho aperto questo blog.