10 cose su di me

Per tenere fede (haha) alla mia promessa di rendere il blog più personale, ecco a voi un elenco breve ma intenso di fatti che mi riguardano:

  1. Mi chiamo Federica, che vuol dire “regina della pace” e mi sono sempre rivista molto nel mio nome perché sono una persona estremamente diplomatica.
  2. Sto dedicando la mia vita alla strana scienza che si chiama Statistica in cui nulla è certo, ma tutt’al più probabile.
  3. Sono, purtroppo, una maniaca del controllo, ma sono anche estremamente pigra.
  4. Le mie passioni principali sono la fotografia e il cinema, ma ho anche sempre amato scrivere.
  5. Esiste un mio romanzo fantasy incompiuto, che solo alcuni hanno avuto il piacere di leggere.
  6. Vivo a Torino da pochi mesi che è sempre stata la mia città italiana preferita insieme a Bologna (dove ho studiato).
  7. In genere sono un grinch, ma quest’anno il Natale sta arrivando piano piano e lo sto prendendo meglio del solito. Questo anche grazie ai biscotti dell’Ikea.
  8. Ho impiegato 26 anni della mia vita (cioè tutti) ad avere un inglese degno di questo nome, non sono affatto portata per le lingue, ma questo non mi ferma dal cominciare un corso diverso ogni anno. So dire due frasi in tedesco, olandese, danese, coreano, cinese e ora ho cominciato un corso di francese.
  9. Il punto 9 lo devo probabilmente alla mia dolce metà, un uomo magnifico che da più di otto anni mi supporta (e sopporta) e che è un interprete di professione.
  10. Ho sempre la testa piena di idee di ogni tipo e certe volte penso davvero che mi scoppi il cervello per quante cose penso contemporaneamente. La mia soluzione è scrivere liste. Liste di cose da fare, liste di desideri, liste di progetti, adoro le liste!

Ecco qui, queste sono 10 cose che mi riguardano!

È strano, all’inizio pensavo di non riuscire a pensarne neanche 5, ma dopo averle scritte mi sembra di non aver neanche sfiorato la superficie.

C’è qualcosa di questi 10 punti che vi interessa? Vorreste qualche approfondimento?

Fatemelo sapere! 🙂

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Foto: Eva Munter

I momenti persi

Stamattina Ferrara si è svegliata con una notizia immensamente triste: un uomo ha commesso un omicidio-suicidio e parte del suo negozio è andato a fuoco. Già questo basta per sconvolgere una città abituata (più o meno) alla pace, ma in più questo negozio non era uno qualunque, era uno di quelli che non si trovano più in giro.

Era un antiquario e chissà quanti dei cittadini della mia città ci sono passati davanti e si sono incuriositi… Di sicuro io l'ho fatto diverse volte.

Non voglio parlare del gesto di per sé, chi sono io per addentrarmi nelle realtà di quella famiglia che non conoscevo, posso solo addolorarmi. Mi piacerebbe, invece, parlare di quello che rimane alla città e cioè cenere. Quel bel negozio nascosto nei meandri dei vicoli del centro storico con i caratteristici ciottoli per terra e i grandi portoni di legno, ce l'ho davanti agli occhi come se lo stessi guardando adesso.

E invece non c'è più. Non ci sono più tutti quegli strani oggetti, tutte quelle cose che sembravano urlare "io porto con me una storia, o forse mille!". E cosa mi rimane? Purtroppo, rimpianto. Solo pochi giorni fa ci ero passata davanti, avevo sbirciato dentro come facevo sempre e avevo pensato "magari un giorno prendo la reflex e vengo a fare qualche foto e quattro chiacchiere col proprietario. Chissà quante storie interessanti!"

Avevo pensato che sarebbe stata un bell'articolo proprio per questo blog. Però, dopo averlo pensato, sono tornata a casa e non ho fatto niente. E non ho fatto niente neanche il giorno dopo, né quello dopo ancora e così via fino a questa mattina in cui non c'era più niente da fare.

Non voglio che questa mia riflessione sia un motivo di tristezza, vorrei anzi che questo spronasse tutti voi e me per prima ad agire e a farlo il prima possibile!

Quante volte siamo incappati nelle frasi motivazionali che ci dicono che oggi è l'unica cosa che abbiamo, che dovremmo vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo e cose del genere? Ecco, a me tutte quelle declinazioni del buon vecchio Carpe Diem sono sempre sembrate ridondanti e anche vuote di significato. Si fa presto a dire non rimandare a domani quello che potresti fare oggi, però le persone hanno impegni, devono andare a lavoro, devono cucinare e mettere a letto i bambini. Pensandola in questo modo non mi sono mai sentita particolarmente in colpa di essere una procrastinatrice professionista… fino ad oggi.

Fino a stamattina, quando mi sono svegliata e se anche avessi preso la mia reflex e mi fossi fiondata in centro non avrei comunque trovato più nulla da fotografare.

Quindi, davvero, se avete qualcosa in mente, un piccolo o un grande desiderio, cominciate a pensarci subito. Ovviamente tutti noi abbiamo cose da fare e non sempre si può esaudire immediatamente i propri sogni, ma cominciate ad organizzarvi. Cominciate a farvi una lista delle cose che vorreste realizzare e cominciate subito a fare quelle più semplici!

Ma davvero, non aspettate. Io, per quanto mi sarà possibile, cercherò di non farlo più.

P.s. Ci sono state persone più brave di me che non hanno aspettato e guardate che bell'articolo che ne è uscito: http://www.listonemag.it/2016/03/07/magie-fuori-dal-tempo-nellantro-di-piazzetta-bartolucci/
 Foto di Giulia Paratelli

Mantra

mantra s. m., sanscr. [propr. «strumento del pensiero», der. di man– «pensare» col suff. –tra, che ha valore strumentale]

I mantra, si sa, sono frasi brevissime che hanno il potere di calmarci o di buttarci giù.

Quante volte vi hanno detto “se continui a dire che non ce la farai mai, finirà davvero che non ce la farai”?

E ogni volta ci viene da pensare “ma figuriamoci, come se una frase che io ho nella mia testa possa cambiare effettivamente qualcosa”.

Invece è proprio così. Non ci rendiamo abbastanza conto del potere del nostro stesso pensiero di cui il mantra è uno strumento, come ci dice la definizione.

Un pensiero può cambiare tutto.

Pensare qualcosa è in realtà il primo passo necessario per farlo!

Quando una cosa è importante per voi dite che avete “un pensiero fisso”, no? E allora liberatelo! Dategli l’importanza e la dignità che merita e vi stupirete di quante cose riuscite a fare con solo la forza di un singolo pensiero!

Quindi il mio messaggio per voi oggi è questo: non minimizzate l’importanza di quel pensiero che continua a frullarvi in testa, non provate ad ignorarlo perché lui non se ne andrà. Create, invece, un buon mantra per lui! Un mantra che vi aiuti ad esprimere quel pensiero e a trasformarlo in realtà.

F.

Foto di Giulia Nascimbeni

Un angolo per sè

 

Tutti abbiamo bisogno di un angolo che sia solo nostro. Ma non intendo per forza una stanza o un luogo fisico.

Il nostro angolo può essere una mezz’ora della nostra giornata che decidiamo di dedicarea noi stessi. Può essere il dire di no a una serata fuori perché ciò che vogliamo realmente fare è leggere un libro e andare a dormire presto. Può essere decidere di imparare una nuova lingua o fare un corso di programmazione.

La vita ci porta a dedicarci di mille cose: famiglia, amici, lavoro, conti da pagare, obblighi da portare a termine..

Ci vuole coraggio per creare un angolo per sé. Anche se sembra paradossale, ci vuole parecchia forza per mettere noi stessi al primo posto.

Ma se c’è una cosa che mi e vi auguro è proprio di riuscire a sentirci importanti e rendere il nostro angolo ogni giorno più bello!

Buon 2017 🙂

I mille modi di guardare il mondo

 

Ogni cosa si può guardare in tanti modi.

Ricordo ancora con quanta gelosia conservai la punta di una matita per anni quando ero alle elementari. Perché? Perché me l’aveva regalata il bambino che mi piaceva. Io la guardavo e non vedevo la punta di una matita, ma un oggetto che mi ricordava lui e mi faceva sorridere.

Quante volte cambiare il modo in cui guardiamo potrebbe trasformare un oggetto o una situazione?

Questa domanda mi fa riflettere.

E se guardando un evento in un solo modo ne avessi così perso le molte sfaccettature?

Si dice spesso che bisogna guardare il mondo con occhi ottimisti, ma io la penso in modo diverso.

Io penso che dovremmo guardare il mondo in tutti i modi in cui può essere guardato, per non perderne neanche un colore, neanche una forma.

È faticoso? Certo, ma noi siamo ossi duri.

Perché sono un osso duro?

Di sicuro la domanda che ci siamo tutti posti più di una volta non è quella del titolo, ma è piuttosto “Io sono forte? Io sono un osso duro?”.

Voglio partire proprio da qui. Non dal dare risposte (che non ho!), ma dal cambiare domanda. Non bisogna chiedersi se si è forti. Ti sei alzato stamattina? Ti sei truccata? Hai preso l’autobus in tempo? Hai risposto a un messaggio anche se eri di fretta? Bene, anche se hai fatto una sola di queste cose sei forte.

Secondo me bisogna partire dal presupposto che sì, siamo ossi duri. Punto. Perché la vita di per sé è complessa, anche per i più fortunati.

E allora cambiamo domanda e chiediamoci: perché sono un osso duro? Cosa mi rende forte? O meglio, qual è la mia forza?

Credo che farci questa domanda non solo ci porterà a guardarci con un occhio più ottimista (o perché no, benevolo!), ma ci porterà anche ad essere ancora più forti.

Pensateci! Cosa vi rende gli ossi duri che siete? Ecco, quella cosa lì, o quelle cose lì che vi sono venute subito in mente… quelle dovete coltivarle con cura e con dedizione. Io, dal canto mio, mi impegno a farlo.

Perché sono un osso duro?

In questo momento, perché ho aperto questo blog.