Il mese più difficile

Buon 2018!

Arrivo un po’ in ritardo, direte voi. È vero, ma gennaio è stato un mese difficile e non ho davvero trovato il tempo per respirare.

È stato l’ultimo mese di lontananza dal mio ragazzo che ha vissuto per un anno a Taipei, in Taiwan. È stato un mese in cui tutti continuavano a dirmi “ormai ci siamo”, “ce l’avete fatta”, “è quasi finita”, ma che in realtà mi è sembrato infinito.

Qualcuno di saggio mi ha detto la verità: “l’ultimo mese è quello più lungo”. Ed è stato proprio così! Pensavo che gli esami mi avrebbero distratto, ma lo hanno fatto solo in parte e nel frattempo continuavo a sentire una mancanza che sembrava sempre più grande e allo stesso tempo sempre più insensata.

Perché vi dico questo? Perché ci tengo davvero a dire a più persone possibili che alla fine CE LA SI FA.

Non spaventatevi per la distanza fisica fra voi e una persona amata! Sono solo chilometri, spazio geografico fra di voi, ma non deve essere necessariamente lontananza mentale o sentimentale.

Viviamo in un’era di meraviglie tecnologiche, ci sono i social network, ci sono le chat e le app per le videochiamate… usatele! Skype, FaceTime, Whatsapp, Messenger, ovviamente non vi potranno far abbracciare, ma vi assicuro che aiuteranno ad accorciare la distanza che vi separa.

Ma il consiglio più importante che mi sento di darvi è sempre e solo uno (anche per le coppie che vivono insieme o nella stessa città!): PARLATE. Parlate, parlate sempre. Di tutto, di qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. Avete visto un video buffo con un cagnolino? Diteglielo! Avete saputo un gossip? Da riferire immediatamente! Vi sentite tristi? Probabilmente anche lui/lei si sente così, quindi non esiste cosa migliore del comunicarglielo.

Alla fine che siano settimane, mesi, un anno o più… passerà! E dopo voi sarete di nuovo lì, abbracciati a pensare che ne vale la pena.

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Quando l’arte è per strada

L’ultima settimana di agosto avviene una magia. La mia città si anima e si riempie di musica come una creatura magica che si risveglia da un lungo sonno.

È il momento del Buskers Festival, importante evento di musicisti e artisti di strada che richiama persone da tutta Europa.

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Questa settimana è un momento importante per me. Quando ero adolescente e mi trovavo male in una città piccola e “provinciale” era l’unica settimana in cui sentivo persone parlare altre lingue e in cui mi sentivo parte di un mondo più grande. Crescendo ho fatto pace con Ferrara, ma il festival è rimasto importantissimo. Segna il punto più alto e la fine dell’estate. Mi dice che le vacanze sono finite, ma me lo dice con gentilezza, dandomi il miglior regalo per ultimo.

Non tutti lo amano, in fondo porta parecchio scompiglio, tanto rumore, tante persone. Ma io ne sono da sempre innamorata.

Si possono incontrare così tanti tipi di persone, si possono vedere strumenti originari di ogni parte del mondo, ci si può perdere nelle loro note… è magico!

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Adoro l’energia che vibra per le strade! Le persone si sentono lontane dalle incombenze di tutti i giorni e dalle abitudini: si vestono in modo più colorato, si improvvisano fotografi, giocolieri, comici e pittori. Avere tutta questa arte attorno ispira chiunque.

Se avete bisogno di un po’ d’incanto nella vostra vita, pensate di programmare una vacanza a Ferrara il prossimo agosto 🙂

E voi? Amate qualche festival in particolare? Nella vostra città si fa qualcosa di speciale? Fatemelo sapere nei commenti!


P.S. Presto riporterò qui su Osso Duro un piccolo progetto che porto avanti già da due edizioni del Festival… rimanete sintonizzati!

Mantra

mantra s. m., sanscr. [propr. «strumento del pensiero», der. di man– «pensare» col suff. –tra, che ha valore strumentale]

I mantra, si sa, sono frasi brevissime che hanno il potere di calmarci o di buttarci giù.

Quante volte vi hanno detto “se continui a dire che non ce la farai mai, finirà davvero che non ce la farai”?

E ogni volta ci viene da pensare “ma figuriamoci, come se una frase che io ho nella mia testa possa cambiare effettivamente qualcosa”.

Invece è proprio così. Non ci rendiamo abbastanza conto del potere del nostro stesso pensiero di cui il mantra è uno strumento, come ci dice la definizione.

Un pensiero può cambiare tutto.

Pensare qualcosa è in realtà il primo passo necessario per farlo!

Quando una cosa è importante per voi dite che avete “un pensiero fisso”, no? E allora liberatelo! Dategli l’importanza e la dignità che merita e vi stupirete di quante cose riuscite a fare con solo la forza di un singolo pensiero!

Quindi il mio messaggio per voi oggi è questo: non minimizzate l’importanza di quel pensiero che continua a frullarvi in testa, non provate ad ignorarlo perché lui non se ne andrà. Create, invece, un buon mantra per lui! Un mantra che vi aiuti ad esprimere quel pensiero e a trasformarlo in realtà.

F.

Foto di Giulia Nascimbeni

Un giorno buono

Mi piace quando c’è sole, ma il cielo è pieno di nuvole che si muovono veloci e ogni secondo la luce accecante va e viene.

Mi piace quando chiudo gli occhi e mi faccio ricoprire dal sole e poi quando li riapro tutto il mondo attorno è verde.

Mi piace sentire il volto caldo e le mani fredde mentre avverto la primavera che si avvicina a grandi passi.

È strano provare queste sensazioni a febbraio.

Sono sensazioni di aprile, che hanno il sapore del gelato, il suono delle giostre all’aperto e la morbidezza di una giacca di pelle.

Appena sento il sole sulla pelle mi viene voglia di parco ed è questa specifica sensazione di aprile l’unica a riportarmi ai miei 16 anni, a riportarmi indietro nel tempo di ormai quasi un decennio.

Sento il peso dello zaino, il profumo dell’erba e la voce di quell’Amica.

Anche solo per questa sensazione di pochi secondi, è stato un giorno buono.

I mille modi di guardare il mondo

 

Ogni cosa si può guardare in tanti modi.

Ricordo ancora con quanta gelosia conservai la punta di una matita per anni quando ero alle elementari. Perché? Perché me l’aveva regalata il bambino che mi piaceva. Io la guardavo e non vedevo la punta di una matita, ma un oggetto che mi ricordava lui e mi faceva sorridere.

Quante volte cambiare il modo in cui guardiamo potrebbe trasformare un oggetto o una situazione?

Questa domanda mi fa riflettere.

E se guardando un evento in un solo modo ne avessi così perso le molte sfaccettature?

Si dice spesso che bisogna guardare il mondo con occhi ottimisti, ma io la penso in modo diverso.

Io penso che dovremmo guardare il mondo in tutti i modi in cui può essere guardato, per non perderne neanche un colore, neanche una forma.

È faticoso? Certo, ma noi siamo ossi duri.

È difficile sognare

Quante volte al giorno facciamo cose perché dobbiamo?  E quante volte nella nostra vita faremo scelte perché ci sentiremo obbligati?

Dobbiamo andare a scuola, poi ci dobbiamo laureare (ma solo in certe facoltà che altre poi non hanno sbocchi), poi dobbiamo afferrare al volo il primo lavoro che ci propongono (che di questi tempi chissà quando ti ricapita!), poi dobbiamo lavorare ogni giorno per 8 ore, poi ci dobbiamo sposare, poi dobbiamo fare dei figli e poi dobbiamo reiterare tutte queste regole.

Ad alcuni tutto ciò può piacere e non c’è niente di male! Scegliere la sicurezza ha perfettamente senso.

Ma cosa succede se abbiamo un sogno? Uno di quelli grandi, uno di quelli pericolosi. Uno di quelli che ti porta lontano dal sentiero battuto e dritto nel mezzo della foresta.

Allora ci vuole coraggio e ce ne vuole tanto. Sognare fa paura perché nel momento stesso in cui ci concediamo di sognare ci esponiamo alla possibilità di non seguire quel sogno e deluderci o peggio, inseguirlo e non riuscire a raggiungerlo.

Ma se non sogniamo? Allora non solo stiamo rimanendo sul sentiero, ma non stiamo neanche guardando quanto sia bella la foresta attorno a noi.

Io sono una sognatrice da sempre e ora sono a un punto della mia vita in cui devo scegliere. E io voglio buttarmi nel pieno della foresta, correndo, col cuore che batte all’impazzata per la paura.

È difficile sognare, ma siamo ossi duri e ce la possiamo fare.

Perché sono un osso duro?

Di sicuro la domanda che ci siamo tutti posti più di una volta non è quella del titolo, ma è piuttosto “Io sono forte? Io sono un osso duro?”.

Voglio partire proprio da qui. Non dal dare risposte (che non ho!), ma dal cambiare domanda. Non bisogna chiedersi se si è forti. Ti sei alzato stamattina? Ti sei truccata? Hai preso l’autobus in tempo? Hai risposto a un messaggio anche se eri di fretta? Bene, anche se hai fatto una sola di queste cose sei forte.

Secondo me bisogna partire dal presupposto che sì, siamo ossi duri. Punto. Perché la vita di per sé è complessa, anche per i più fortunati.

E allora cambiamo domanda e chiediamoci: perché sono un osso duro? Cosa mi rende forte? O meglio, qual è la mia forza?

Credo che farci questa domanda non solo ci porterà a guardarci con un occhio più ottimista (o perché no, benevolo!), ma ci porterà anche ad essere ancora più forti.

Pensateci! Cosa vi rende gli ossi duri che siete? Ecco, quella cosa lì, o quelle cose lì che vi sono venute subito in mente… quelle dovete coltivarle con cura e con dedizione. Io, dal canto mio, mi impegno a farlo.

Perché sono un osso duro?

In questo momento, perché ho aperto questo blog.